Quell’attimo di cosmo silente

(di Federica Falzone)

Non posso far altro che notare ed essere attratta, catturata, da quell’ imbrunire soave che si abbatte su questo paesaggio incantato di una città che rallenta il suo ritmo incessante e caotico e trova un sospiro silente in un lungo attimo del cosmo.

Appare così la città a sole quattro ore dal suo riprender vita. Appare così serena la sua essenza avvolta da quella luce che sembra esserci ma già scompare. Colora solamente i punti focali dello splendore naturale di un monte irregolare e lo stupore e la meraviglia di architettura antica frutto della genialità umana e artistica.

Il mondo ha appena smesso di urlare, sussurra e poi tace e si coglie solo adesso il bagliore reale di un paese, l’ombra eccelsa di una palma che costeggia il marciapiede e la pietra che attornia la luce della vetta della cattedrale.

Si bagna di rosso tenue il profilo dell’orizzonte e paralizza lo sguardo che si perde fra dettagli minuti e giganti sulla collina chissà quanto distante da questa cornice di finestra che permette lo sguardo al sublime.

Le sfumature del cielo hanno una linea di demarcazione forte tra il blu scuro, l’azzurro e un giallo ocra quasi impossibile e irreale.

In lontananza una scia di luci chiare, biancastre rimanda a una costellazione di case a schiera, in cui ogni uomo starà pensando, vivendo, soffrendo, riposando, sarà estasiato, forse, dalla visione opposta dello scenario che sul mio occhio si riflette.