Bastò un istante
(di Federica Falzone)
Basta un istante, un attimo, una traccia invisibile di rugiada per trasformare, travolgere, catapultare, sconvolgere la vita di un uomo, stabile nella sua immobile consuetudine. Ed è un istante fatale a poter capovolgere un’esistenza o una parte di essa; può essere così pregnante un istante da invertire percorsi, traiettorie, semplici pensieri e progetti.
E quell’ istante è un sussulto dell’anima che il cuore riconosce, ne percepisce l’intensità, il soffio, la linfa e il respiro si fa lungo quasi ispirasse tutta l’atmosfera carica di quello che è l’incanto del secondo che segna.
E in tutta la sua semplicità fora le corde di vaniglia e cristallo che intessono la trama del proprio essere, quell’istante si fa padrone dello spazio e si scaraventa imponente pronto a farsi riconoscere, toccare proprio per rendersi chiaro al battito.
E mai come alla sua vista si è consapevoli del destino, della fatalità di alcuni incontri, della rilevanza di alcuni apparentemente banali momenti. Sembra una stupida utopia, un’ illusione ben confezionata per gli occhi stanchi, razionali, abbandonati. Eppure quell’ istante risveglia sterpaglie e rende la terra incolta giardini abbondanti e verdi, rende cespugli irregolari perfetti prati in fiore, di una fragranza eccelsa e di tinte sublimi.